Perché il vaccino contro la tosse dei canili è una cattiva idea

Articolo tratto dalla Newsletter di Canine Health Concern, autunno 2015

Cane col naso che cola

Foto: RonaldPlett

La tosse dei canili è causata da una varietà di agenti infettivi che include il virus della parainfluenza, l’adenovirus e la Bordetella bronchiseptica. La WSAVA (Associazione Internazionale dei Medici Veterinari per Piccoli Animali) ci informa che: «È importante rendersi conto che non tutti i componenti del complesso che costituisce la tosse dei canili hanno un relativo vaccino. Inoltre, dato che la tosse dei canili è un’infezione localizzata (nel senso che colpisce il solo apparato respiratorio), si tratta di un’infezione che non si presta a essere prevenuta tramite vaccino. La vaccinazione ha bisogno di continui richiami e spesso non fa altro che camuffare la gravità di un’infezione senza veramente prevenirla.»

La WSAVA avverte che «Il vaccino per la Bordetella può favorire starnuti e tosse passeggeri (3-10 giorni) e una piccola percentuale dei vaccinati può presentare scolo nasale». Questo in pratica significa, come dimostra l’esperienza concreta, che il vaccino contro la tosse dei canili può causare la tosse dei canili.

B. bronchispetica è strettamente imparentata con B. pertussis, che causa la pertosse negli esseri umani. Le specifiche tecniche dei vaccini avvertono che i cani vaccinati possono diffondere nell’ambiente B. bronchiseptica per un massimo di sei settimane dalla vaccinazione e che le persone immunocompromesse dovrebbero evitare il contatto con i cani vaccinati per un periodo di sei settimane. Questo vaccino di fatto può causare negli umani un’infezione tipo pertosse, che i laboratori non riescono a diagnosticare correttamente.

B. bronchispetica è inoltre stato associato, negli esseri umani, con endocardite (infiammazione del rivestimento interno del cuore), peritonite (infiammazione del rivestimento interno dell’addome), meningite (infiammazione dei rivestimenti del cervello e del midollo spinale) e infezione di ferite. In alcuni casi la connessione diretta con l’animale è risultata evidente.

Traduzione di Elena Grassi

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