L’arte di morire – cosa ci insegnano gli animali

Articolo di Gail Pope tratto dalla rivista Natural Transitions – Conscious, holistic approaches to end of life, volume 6, issue 1, per gentile concessione dell’autrice e della rivista stessa (https://www.naturaltransitions.org/)

Pepper e Oliver

Pepper e Oliver (Courtesy of BrightHaven).

La morte di un animale amato è una delle cose più difficili che noi che amiamo gli animali ci troviamo ad affrontare. Nella mia esperienza, a volte questa perdita è persino più difficile da superare di quella di un membro umano della famiglia, per via dell’amore incondizionato che gli animali portano nelle nostre vite. È difficile sostituire quell’amore che viene liberamente donato da esseri il cui solo scopo è porci al centro delle loro vite e darci insegnamenti su tutti gli aspetti della vita, compreso la morte.

Gli animali probabilmente ci vedono come gli abitanti di questo pianeta meno sintonizzati con la profonda saggezza e i sottili ritmi della natura. Il fatto che ci amino così profondamente, nonostante le nostre difficoltà con la legge naturale, la dice davvero lunga sulla loro devozione al compito di aiutarci a diventare più consapevoli.

Gli animali affrontano la fine della propria vita con la stessa saggezza e la stessa grazia con cui vivono. Essi sono consapevoli del valore di tutte le fasi della vita ed eccellono nell’abilità di vivere nel momento e di trovare la sacralità in tutte le esperienze. Soprattutto, gli animali desiderano mostrarci che cosa sia davvero la dignità nell’esperienza di morte, abbracciando la sua dolcezza e tutti i giorni che li conducono ad essa. Proprio come per gli umani il prepararsi e confezionare i bagagli sono parti molto importanti e godibili dell’esperienza di viaggio, le fasi che permettono di concludere la vita con consapevolezza, preparazione e piena scelta sono importanti per gli animali.

Gli ultimi giorni di vita sono spesso i più preziosi

Spesso gli animal communicator riferiscono che gli animali dicono che ogni minuto trascorso con le persone che amano è preziosissimo; non vorrebbero privarsi di tali momenti, anche se magari provano un certo dolore. Il dolore è meno importante per gli animali, perché essi non accompagnano il dolore fisico con il dolore emozionale, bensì hanno imparato ad arrendersi ad esso. Forse la lotta e la depressione di fronte al dolore sono qualcosa di unicamente umano e ci differenzia dagli animali.

Sappiamo che gli animali vengono da noi per insegnarci delle lezioni di vita, ed io ho imparato che molte di queste lezioni arrivano proprio negli ultimi giorni della loro vita. In molti eventi sportivi, gli ultimi minuti prima del fischio finale o del traguardo spesso fanno emergere il meglio dagli atleti e questi sforzi dell’ultimo minuto sovente sono determinanti per la loro carriera. Gli ultimi giorni della vita di un animale possono essere altrettato significativi e profondi.

Assaporando la morte in tutta la sua saggezza, impariamo qualcosa sulla vita. È proprio negli ulimi momenti dell’esistenza che possono verificarsi piccoli miracoli che cambiano le vite dei presenti in maniera definitiva. Una zampa sollevata per toccarti la guancia, da parte di un animale che non si muove più da giorni, una leccata della mano da parte di un animale che sembrava ormai totalmente assente dal mondo fisico: queste sono rappresentazioni sacre che illuminano bene gli aspetti veramente importanti della vita, fino alla sua fine.

La morte è un processo

Nessuno è a proprio agio di fronte all’eutanasia di un animale, e ancor meno di fronte al permettere che l’animale muoia naturalmente secondo i propri tempi. Gli animali, però, hanno un’incredibile capacità di mostrarci che non hanno paura della morte, e ci insegnano come accogliere il processo con grazia e dignità. La morte è un processo lento e graduale. È anche un processo ordinato e progressivo perfettamente disegnato da Madre Natura, una sorta di processo di nascita al rovescio.

Se aveste chiesto a mia madre che cosa significava per lei la dignità nel morire, avrebbe risposto che era di morire secondo i propri tempi, a casa propria, con accanto i propri cari. Neanche una parola su come il dolore avrebbe ridotto tale dignità. In effetti, durante gli ultimi suoi giorni di vita, continuò a insistere che non provava dolore.

So di essere parte di una minoranza nell’esporre il concetto che gli animali (naturalmente con qualche eccezione) siano non solo preparati ad affrontare la propria morte naturale, ma che anzi la preferiscano. Questo concetto mi è stato rappresentato più e più volte dagli animali di cui ci siamo presi cura e dalla mia cara amica Vicki Allison, una comunicatrice di grande talento che divenne mia stretta alleata e guida durante i primi tempi dalla fondazione di BrightHaven*. Vicki spesso diceva: «Così come ci proponiamo di occuparci di salute animale in maniera olistica, potremmo estendere quella definizione all’intera vita dell’animale».

Imparare a lasciare andare

Molti animali comunicano telepaticamente ai propri compagni umani o a un animal communicator che è giunto il momento che li lascino andare. Forse dicendo questo si riferiscono essenzialmente alla necessità che la persona si distacchi da loro emozionalmente e dia all’animale il permesso di andarsene. Gli uomini invece sembrano tradurre questo messaggio di distacco nell’atto di trasportare l’animale malato nel posto che esso gradisce di meno (l’ambulatorio del veterinario) o nel far entrare in casa un estraneo (il veterinario), proprio nel momento in cui il loro animale è più intimamente connesso con i propri cari umani e con lo spirito.

La mia preoccupazione di fronte all’idea che un animale venga soppresso con l’eutanasia, è che questo insegna a noi e ai nostri figli che se abbiamo paura di qualcosa, dovremmo semplicemente porvi fine, in modo da non dover affrontare le nostre paure. Se una persona decide di lasciare che il proprio animale muoia in modo naturale, per quanto assistito in regime di hospice, spesso si trova ad affrontare un’incredibile opposizione da parte di persone che in passato l’avevano invece sostenuta. Veterinari di buone intenzioni – che a loro volta cercano di affrontare la morte in una strana modalità umana – possono aggiungere il loro peso in questa sfortunata situazione, forse non comprendendo che la morte è, di fatto, un intero processo.

Gail Pope e Joey

Gail Pope e Joey (courtesy of BrightHaven).

Un’opportunità mancata

La mia impressione è che gli animali non vedano l’eutanasia come una cosa terribile e non giudichino i loro amati custodi per averla fatta. Essi vedono unicamente un’opportunità mancata per quello che sanno essere un momento sacro denso di doni e di saggezza. Quando la morte si avvicina, gli animali sono più vicini allo spirito di quanto lo siano mai stati e sono davvero felici di condividere quell’esperienza con noi. Forse stare insieme nell’amore con il proprio amato è la cosa più importante.

Di tutte le persone che ho seguito mentre assaporavano gli ultimi momenti naturali di vita dei loro animali, nessuno se ne è poi rammaricato, e tali persone di solito non hanno poi bisogno di sostegno psicologico per poter risolvere i loro sentimenti. Lasciano andare con amore e attraversano dolcemente e consapevolmente il processo del lutto e la celebrazione di quella vita. Forse questo è proprio ciò che i nostri amici animali desiderano per noi, poiché permette a loro di andarsene liberi da difficili attaccamenti emotivi e completi nella consapevolezza di averci servito e insegnato bene.

Alcuni consigli

Ecco alcuni consigli per permettere ai vostri animali di morire naturalmente e pacificamente:

(Queste linee guida sono scritte col presupposto che siate seguiti da un veterinario e non devono essere interpretate come un consiglio medico. Se il vostro animale presenta sintomi di dolore, questi dovrebbero essere affrontati insieme al vostro veterinario.)

  • Pensate a informarvi su cosa sia l’hospice in campo umano, dato che esso è affine a quello applicato agli animali e si focalizza sul vivere la vita pienamente fino alla sua fine naturale.
  • Quando vi ritrovate a preoccuparvi del dolore e della sofferenza, ispiratevi ancora al mondo dell’hospice umano, dove il dolore o la sofferenza percepita possono essere affrontati in molti modi, che comprendono tanto le filosofie occidentali che quelle orientali.
  • Evitate di farvi sviare da una prognosi. Molti animali ed esseri umani smentiscono queste predizioni e vivono vite sorprendentemente lunghe dopo essere stati ammessi in regime di hospice. Come ha detto una volta Bernie Siegel: «Quando entra in gioco lo spirito, tutte le scommesse sono perse». Ho visto molti casi senza speranza diventare storie di miracoli. (Bernie Siegel, medico, è un esperto riconosciuto a livello internazionale nel campo della cura del cancro e della medicina complementare e olistica.)
  • Resistete alla tentazione di misurare la qualità della vita, poiché questo tipo di approccio è basato sull’intento di determinare quando sia il caso di porre fine a una vita. Potete garantire una reale qualità di vita essendo buoni compagni lungo il viaggio, senza aspettative e fornendo sempre il massimo livello di assistenza.
  • Eliminate il panico dalla vostra mente. Abbiate fiducia nella capacità dell’animale di prendersi carico del proprio processo di morte. Vedete il vostro animale quale il saggio essere spirituale che è e affidatevi a questa saggezza.
  • Occupatevi dei suoi bisogni con cuore aperto. Se dovete svolgere compiti infermieristici per lui, fatelo con l’atteggiamento di un buon cameriere: «Sono qui solo per servire». Non siate assillanti o frenetici e non cercate di rendere le cose diverse da quelle che sono.
  • Proponete all’animale i cibi che preferisce; siate comprensivi se li rifiuta. Eventualmente chiedete consigli a qualcuno che abbia esperienza nel nutrire animali malati.
  • Abbracciate l’idea di essere un anam cara, o compagno d’anima. In questa circostanza, un anam cara diventa una levatrice per il morente.
  • Cantate all’animale le sue canzoni preferite, raccontategli tutte le cose meravigliose che vi ha insegnato, fategli sapere quali cose ha fatto per farvi sentire speciali. Parlategli di ciò che ricorderete e di cui farete tesoro di lui, quando se ne sarà andato.
  • Valutate l’opportunità di ingaggiare un veterinario omeopata classicista per guidarvi lungo questo viaggio, il quale vi consigli un opportuno “kit omeopatico”, già prediposto per le ultime fasi della vita, in modo che abbiate a portata di mano il giusto rimedio in caso di bisogno.
  • Valutate anche l’opportunità di ricorrere al delicato sostegno di Reiki, essenze floreali, aromaterapia, musicoterapia e altre modalità energetiche di guarigione.
  • Consultatevi col veterinario riguardo alla necessità o meno della somministrazione di fluidi per via sottocutanea, che potrebbero essere di sollievo per una parte del periodo di hospice.
  • Evitate di forzare l’animale a ingerire farmaci e integratori come ultimo disperato tentativo di salvarlo. Questo può indurre stress e dargli l’impressione che pensiate che la sua decisione di andarsene non sia giusta.
  • Cercate il più possibile di mantenere le vostre solite abitudini e orari, che risulteranno familiari e di conforto per l’animale. Questi sarà contento di sapere che state continuando la vostra vita. Tenete da parte del tempo per voi stessi e date anche all’animale dei tempi per sé.
  • Se vi trovaste a pensare o a dire: «Non sopporto di vederlo in questo stato!», rammentate a voi stessi che qui non si tratta di voi, ma dell’animale e della sua vita.
  • State alla larga dalle persone che giudicano in maniera sfavorevole la vostra decisione di lasciare che l’animale muoia una morte naturale. Benedite queste persone in silenzio e siate consapevoli che il loro atteggiamento deriva dalla loro stessa paura di affrontare la morte.
  • Comprendete che gli animali hanno il controllo sul momento in cui muoiono e che moriranno con voi presenti se questo è ciò che essi scelgono. A volte scelgono di andarsene quando sono soli.
  • Valutate l’opportunità di consultare un animal commuicator oppure un counselor che possa assistervi nel rimanere centrati e in uno stato amorevole, in modo da poter lasciare spazio ai piccoli miracoli e a quei momenti densi di significato che possono caratterizzare l’esperienza della morte.
  • Sappiate che la cosa assolutamente più importante è di amare l’animale morente in modo profondo e delicato, rispettare la sua decisione e concedergli il piacere di passare dal vostro caldo abbraccio direttamente nella luce.

Se attraversate questo processo con coraggio e grazia, vi prometto che non avrete più timore della morte, e la vostra prospettiva sulla vita ne sarà per sempre modificata in favore di una maggiore accettazione e pace. Quale più grande lascito ci potrebbero fare i nostri animali?

*Fondato nel 1990, BrightHaven (brighthaven.org) è un’organizzazione non-profit per il benessere animale e fornisce accoglienza, hospice e formazione olistica, con una particolare enfasi sugli animali anziani, disabili e con malattie croniche. BrightHaven rappresenta una guida per lo sviliuppo e l’applicazione dell’hospice per gli animali e la sua filosofia di assistenza. I suoi fondatori, Gail e Richard Pope, hanno accompagnato oltre 600 animali lungo il periodo di hospice e durante il processo di morte. Essi promuovono la consapevolezza che gli animali sono esseri senzienti e in quanto tali vanno rispettati e promuovono una visione della morte come parte naturale della vita.

Traduzione di Elena Grassi

Letture sull’argomento

2 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *