La morte di un animale amato come motivatore della crescita personale

morte di un animaleArticolo di Elena Grassi, counselor della relazione uomo-animale

Nel momento in cui gli animali sono parte integrante della nostra vita e della nostra famiglia, la loro morte non è più, per noi, un evento banale e il sentimento di lutto che essa può determinare non va deriso. Un percorso di elaborazione del lutto può aiutare a comprendere i motivi più profondi del nostro dolore e ad uscirne rinnovati.

Di solito, la persona che fa un percorso di elaborazione del lutto per la morte di un animale amato, non immagina dove quel percorso la possa portare. È motivata dal fatto di stare male. A volte, ciò che motiva la decisione è un vuoto, un grande senso di vuoto che non si riesce a colmare. A volte è un senso di colpa, spesso per una decisione di eutanasia presa sotto pressione di terze persone e che non è stata percepita come corrispondente al proprio sentire, oppure per altre circostanze relative alle decisioni di fine-vita. A volte è lo sconcerto per una morte improvvisa, inaspettata, che tronca ogni progetto e aspettativa di condivisione di un percorso comune, la sicurezza di un affetto importante che viene meno.

Trovare ascolto

Il primo sollievo, in questi percorsi, è trovare finalmente qualcuno che ti ascolti, ti comprenda e non ti giudichi. Finalmente la persona può piangere a volontà ed esternare tutto il suo malessere e l’enorme affetto che nutriva per quell’essere che la maggior parte del resto del mondo giudica inferiore e dunque non degno di tanto struggimento. Finalmente il suo dolore viene riconosciuto, il suo sentire ritrova una propria dignità, le sue parole mai dette trovano ascolto accogliente senza bisogno di essere misurate. Qualcuno si sente già “a posto” anche solo con questo.

Ma per chi vuole andare oltre, c’è davvero molto di più che può ancora emergere. Nel corso del racconto, oltre alle emozioni, vengono alla luce anche i fatti. I fatti comprendono una serie di attori che hanno svolto una loro parte nella vita dell’animale e del suo custode, verso la fine della sua vita oppure anche lungo l’intero suo corso.

Emergono i ruoli e le relazioni. Che vanno osservati attentamente. Gli attori, e i ruoli che essi svolgono, nonché le emozioni e i sentimenti che essi agiscono o determinano, sono importanti non solo e non tanto per se stessi, ma per ciò che rappresentano e simbolizzano. A mano a mano che si approfondisce, ci si rende conto che quell’evento morte non è stato solo traumatico o comunque “male vissuto” in sé, ma che esso fa eco ad altri eventi della vita, ad altre persone e altre figure del passato, che però hanno svolto ruoli simili, analoghi, quasi che ci fosse un copione nella nostra vita, che nel tempo si ripete. Oppure la scelta che abbiamo preso e il modo in cui l’abbiamo presa, può entrare in risonanza con le scelte fatte nel passato e le loro modalità. Sono infiniti i modi in cui queste risonanze emergono. La Vita, infatti, ci ripropone continuamente gli stessi temi, con ambientazioni e sfumature diverse, fino a quando non apprendiamo la lezione che dobbiamo apprendere, prima di poter procedere sul nostro percorso di crescita.

Un evento che non è possibile trascurare

Ed è proprio la morte dell’animale, che si staglia nella vita dell’umano ad esso affettivamente legato, non solo perché è il più recente, ma anche in quanto qualcosa di estremamente significativo e speciale, che emerge e troneggia fra tutti quegli eventi in risonanza e, proprio in virtù di tali sue qualità, non permette che la persona possa, ancora una volta, “passarci sopra” e accantonarla, fino alla successiva “messa in scena”.

Non può farlo per via del sentimento speciale che li univa. Tanto è l’amore che porta verso l’animale, da non riuscire più a far finta di non vedere. Glielo deve, quel chiarimento. Gliela deve, quella comprensione. Ed è proprio in questo gesto di utilizzare l’ultima esperienza avuta con l’animale per scavare nel proprio animo e tirarne fuori i fantasmi nascosti, che l’evento della morte dell’animale, comunque sia avvenuto, anche nel peggiore dei modi, acquista il suo senso. E il sacrificio dell’animale trova il suo scopo e non è più avvenuto invano.

Per questo dico che il custode “glielo doveva”. Questo è il motore principale che porta il custode a cercare aiuto per elaborare il lutto, che ne sia consapevole o meno. Riconoscere il messaggio che l’animale ha portato con la sua morte e i relativi tempi, modalità e circostanze, permette al custode di comprendere che quella morte, esattamente così come è avvenuta, era perfetta, e voluta dall’Anima di entrambi, architettata al fine di far giungere proprio quel messaggio. E allora, nel percepire che il suo messaggio è arrivato a destinazione, anche l’Anima dell’animale trova la sua vera Pace, e può procedere lungo il suo percorso evolutivo, grazie anche al fatto che ora il custode può “lasciare andare”. Non ha più bisogno di restare attaccato al passato, a cosa avrebbe potuto dire o fare di diverso. La gratitudine prende il posto del dolore e dell’auto-flagellazione e la consapevolezza degli eventuali “errori” commessi (quelle cose che, con la nuova consapevolezza raggiunta, ora faremmo diversamente) si trasforma in un prezioso scrigno di cui i prossimi Amici Anima-li che ci accompagneranno potranno godere. A volte rimaniamo senza fiato nel contemplare la generosità dell’Anima-le, l’incommensurabilità del suo amore incondizionato consistente nel pieno dono di sé. Se abbraccia il proprio dolore e procede coraggiosa, alla fine del percorso la persona umana rimane con un grande Grazie e si ritrova già instradata sul cammino di realizzazione di una maggiore e migliore espressione della propria Anima.

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