Hospice per gli animali – storia e sviluppo

Articolo di Kathryn D. Marocchino tratto a The Latham Letter, Autunno 2008

disegno cuore con cane e gatto

Gloria Rosazza/123rf.com

L’hospice in ambito veterinario, o hospice per gli animali, rappresenta la punta di diamante di tutto ciò che, in ambito veterinario, tende ad alleviare, sostenere e accompagnare in maniera compassionevole. Si tratta di un approccio nuovo nell’ambito della salute e del benessere animale, e i suoi albori possono essere fatti risalire a circa trent’anni fa, e specificatamente a quando i dottori Eric Clough, James Harris e Guy Hancock, veterinari rispettivamente del New Hampshire, della California e della Florida, cominciarono dimessamente a esplorare l’opzione dell’hospice nei loro ambulatori e a promoverla presso i loro colleghi.

Per quanto illuminati e all’avanguardia fossero questi professionisti, però, pochissimi dei loro colleghi si rivelarono pronti a seguire i loro passi, e il loro messaggio rimase, per la maggior parte, inascoltato. Solo uno sparuto numero fra loro raccolse la chiamata, e fra questi c’era Jane Clough, direttrice di un hospice per umani il cui ruolo era stato strumentale al concepimento di questa nuova concezione unitamente al marito Eric e, in un momento successivo, Bonnie Mader, fondatrice della prima hotline per il sostegno nel lutto per un animale presso l’Università della California a Davis.

Fu solo nel 1996, quando la nostra esperienza traumatica con il nostro gatto Nikki portò alla creazione della Nikki Hospice Foundation for Pets (NHFP), che il concetto delle cure palliative per gli animali in famiglia iniziò a trasformarsi in un vero e proprio movimento. Crebbe lentamente, all’inizio, in ambiente veterinario, ma poi si espandette principalmente fra quei custodi di animali che già avevano familiarità con i benefici e i vantaggi dell’hospice in campo umano. La NHFP venne riconosciuta ufficialmente come ente nonprofit nel 1998.

Desiderosa di unire i proponenti dell’assistenza di tipo hospice sotto un’unica bandiera, la NHFP lavorò indefessamente per promuovere l’alternativa dell’hospice presso i professionisti della salute animale e il pubblico in genere. Da allora, ha guidato le fila come prima e sola associazione nonprofit degli Stati Uniti “impegnata a favore dell’assistenza di tipo hospice per gli animali da compagnia con malattie terminali”. Mentre l’hospice in campo umano stava rapidamente dettando il ritmo dei cambiamenti di atteggiamento della nostra società verso la morte e il morire[1], non è sorprendente che questo concetto rivoluzionaro abbia recentemente cominciato a fare progressi.

In passato, la medicina veterinaria tradizionale è stata unicamente capace di offrire, per gli animali malati terminali, dei trattamenti aggressivi (e spesso costosi), solitamente seguiti da eutanasia. Basandosi sui modelli proposti dall’hospice in campo umano, l’hospice veterinario si occupa dei bisogni delle persone che desiderano prendersi cura dei loro animali morenti nel comfort delle proprie case, sotto la guida e l’assistenza dei veterinari e di uno staff professionale e qualificato.

L’assistenza hospice che la NHFP promuove offre agli animali morenti lo stesso tipo di comfort che viene fornito alle persone umane. Essa dà alle famiglie l’opportunità di fare le proprie scelte riguardo all’eutanasia; permette loro di trascorrere del “tempo di qualità” con i propri animali e sostiene il legame uomo-animale, che è una parte tanto vitale delle nostre vite. Per i custodi di animali che sono alla ricerca di modi compassionevoli di affrontare la morte imminente dei propri compagni, l’hospice veterinario rappresenta la risposta. Esso li pone in prima linea nel processo decisionale e dà loro il potere di decidere quando – e come – il loro amico animale morirà.

È essenziale però che i clienti possano comprendere che l’hospice veterinario, nella sua forma più pura, può garantire, per molti animali da compagnia, una morte serena e naturale. Ella Bittel, una veterinaria olistica di Buellton, California, dice quanto segue sulla vera esperienza dell’hospice.

« Prendersi cura dei morenti è un’arte, e se non ci prepariamo per tempo, è probabile che non ci sentiremo all’altezza. Invece di sembrarci un atto sacro, ci sembrerà un’impresa inquietante. Che il custode ne sia consapevole o meno, c’è molto che succede negli ultimi giorni e ore di vita di un umano o di un animale morente, in termini di preparazione interiore per il grande passaggio. È davvero un privilegio salutare il nostro amato, senza trattenerlo, senza fargli fretta, abbracciando il processo e il momento dell’addio.»[2]

Idealmente, i clienti impareranno a riconoscere la volontà di vivere o meno dell’animale, sia sul pianto emozionale che spirituale, in quanto essi sono le persone più vicine ai loro animali. A mano a mano che l’assistenza di tipo hospice diventerà più disponibile, sempre più clienti la preferiranno all’eutanasia. L’hospice veterinario offre ai custodi primari un’opportunità unica di approfondire la propria relazione con il loro animale e di vedere il processo di morte come parte del ciclo della vita. È anche cruciale che tutti i membri della famiglia condividano l’esperienza dell’hospice, specialmente i bambini, che non dovrebbero essere schermati dalla morte. Al contrario, essi dovrebbero essere incoraggiati a partecipare alle fasi finali della vita dell’animale, in modo che possano acquisire una conoscenza esperita più profonda e meno spaventosa del ciclo naturale della vita.

Fornendo cure palliative di qualità, l’hospice veterinario persegue una “morte gentile” per i nostri animali, realizzando in questo modo una buona vita… e anche un buon lutto, specialmente se i custodi dell’animale sono disponibili a farsi coinvolgere in un “vero hospice”, nel quale la giusta gestione del dolore diventa la priorità, insieme alle questioni relative alla “qualità della vita”. I veterinari specializzati in cure palliative che hanno scelto di fornire questo servizio ai loro clienti sono più che disponibili ad assistere le famiglie per l’intera durata del processo, dispensando consigli quando necessari e stabilendo una programma di visite a domicilio.

La squadra dell’hospice veterinario, nella visione della NHFP, non comprenderà solo un veterinario, ma anche degli assistenti veterinari e altro staff qualificato, compresi professionisti della salute mentale per sostenere la famiglia attraverso le difficili fasi della morte imminente dell’animale, nonché dei volontari che potranno aiutare la famiglia sostituendosi temporaneamente ad essa nell’assistenza quando necessario, affinché i custodi primari possano concedersi delle pause di riposo. La squadra potrà anche includere dei counselor, confidenti pastorali/religiosi, petsitter professionisti, massaggiatori, chiropratici e altri terapisti olistici specializzati in cure palliative alternative o omeopatiche.

Inoltre, i custodi primari disponibili ad assumersi questo compito verranno istruiti su come somministrare antidolorifici per mantenere l’animale il più possibile a proprio agio e garantire che le ultime settimane o giorni di vita siano trascorsi nell’ambiente più sereno e accogliente: la casa di famiglia, con tenere cure amorevoli. Qualcosa che è lontano anni luce dallo spaventoso ambiente degli ambulatori e cliniche veterinarie che così tanti animali temono.

Prevedibilmente, quelle famiglie che avranno optato per l’hospice veterinario (e il loro numero sta salendo[3]) hanno riferito di aver sperimentato un forte legame spirituale con i loro compagni animali, quasi nessun sentimento di colpa (così spesso associato alle decisioni di fine-vita), e la convinzione che vorranno scegliere nuovamente l’hospice per gli altri animali della loro vita. Mentre sempre più persone prendono le distanze da un’eutanasia “frettolosa” – una reazione riflessa fin troppo frequente nel nostro paese – alla ricerca di opzioni più pregne di significato per i loro animali morenti, questa alternativa potrebbe ben diventare la scelta primaria nelle cliniche veterinarie di tutto il paese.

Insegnando alle famiglie come fornire cure palliative (o cure di conforto) ai loro animali, ed offrendo servizi di sostegno ad ampio spettro, i programmi di hospice veterinario danno agli animali morenti e alle persone che li amano la possibilità di trascorrere insieme del tempo di qualità, pregno di significato.

È qui che entra in gioco la Nikki Hospice Foundation for Pets, per fornire un servizio vitale e molto necessario.

Attualmente, le attività principali della NHFP sono:

  • assistere il pubblico nel localizzare veterinari disposti a fornire un’assistenza veterinaria di tipo hospice per gli animali da compagnia;
  • diffondere informazioni sull’hospice presso i veterinari e gli assistenti veterinari e il pubblico in genere;
  • fornire informazioni sulle risorse disponibili per l’elaborazione del lutto nonché servizi e prodotti correlati all’hospice;
  • promuovere standard di cura per l’hospice veterinario e migliorare i protocolli farmacologici per i sintomi correlati al fine-vita;
  • sollecitare il sostegno delle organizzazioni veterinarie nazionali nonché delle compagnie assicurative;
  • incoraggiare l’insegnamento dell’hospice veterinario e il suo inserimento nei curricula universitari presso le facoltà;
  • collaborare con le industrie farmaceutiche per lo sviluppo di farmaci antidolorifici nuovi e sempre più efficaci;
  • offrire programmi di formazione a livello locale e nazionale per veterinari, tecnici veterinari, professionisti della salute mentale, infermieri, volontari nel campo dell’hospice e altre figure che desiderano offrire servizi ai loro clienti nell’ambito dell’hospice veterinario;
  • gestire una hotline di supporto 24/24 per coloro che soffrono per la morte recente o imminente di un animale amato;
  • organizzare seminari di elaborazione del lutto per la perdita di un animale in collaborazione con le associazioni animaliste locali;
  • produrre newsletter trimestrali per tenere aggiornati amici e sostenitori sugli ultimi sviluppi nell’ambito dell’hospice veterinario e
  • reclutare e formare volontari locali per sostenere le famiglie che stanno fornendo hospice a un animale morente o malato terminale.

La NHFP offre anche servizi aggiuntivi come fornire informazioni sui cimiteri per animali e sui prodotti correlati con la sepoltura, promuovere la commemorazione dei cari animali (o umani) attraverso la pubblicazione online delle donazioni in memoriam e incoraggiare l’ulteriore esplorazione dell’ambito emergente della comunicazione con gli animali. Ciascuno di questi servizi onora il ricordo di un altro animale amato che ha condiviso la sua breve vita con noi.

Con l’approvazione da parte della AVMA (American Veterinary Medical Association), avvenuta nel 2001, delle linee guida per l’hospice originariamente delineate dal comitato consultivo della NHFP e di fronte alla probabilità che l’hospice veterinario diventi un giorno un vero e proprio ambito di specializzazione dei curricula universitari, i veterinari che stanno pensando di offrire questo nuovo servizio ai loro clienti possono stare certi che non solo saranno in buona compagnia, ma saranno anche molto ricercati dagli amanti degli animali di tutta la nazione, che stanno avidamente cominciando ad abbracciare questa opzione compassionevole.

Come ha molto giustamente detto Betty Carmack[4]:

«Avere a che fare con l’animale morente e il suo custode rappresenta una sfida e una responsabilità per i veterinari. Non richiede solo conoscenze mediche, ma anche una comprensione del legame che unisce animale e proprietario. Richiede la capacità di comprendere la sofferenza che accompagna la perdita di un amico. E fa appello alla sensibilità e alla delicatezza che qualsiasi individuo in lutto merita di ricevere.»

Se i veterinari riescono ad arrivare ad apprezzare e rispettare i dilemmi etici e individuali che così tanti clienti si trovano ad affrontare quando i propri animali si avvicinano alla morte, e ad offrire loro le stesse alternative che riserverebbero ai loro fratelli umani, la nostra società avrebbe davvero fatto un grande passo avanti verso la preservazione di un elevato senso di responsabilità personale riguardo alla morte animale.


La d.ssa Kathryn D. Marocchino è professoressa presso il Dipartimento di Politiche e Amministrazioni Marittime presso la California State University Maritime. È inoltre traduttrice professionista, autrice di diversi libri e articoli e presidente e fondatrice della Nikki Hospice Foundation for Pets (NHFP). Ha un dottorato in lingue e letterature straniere moderne conseguito presso l’univeristà di Torino, dove ha anche svolto un corso pre-dottorato in scienze biologiche e dove ha detenuto una cattedra per diversi anni prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Fornisce sostegno nel lutto per i custodi di animali su base nazionale attraverso la hotline telefonica della NHFP e tiene incontri settimanali di elaborazione del lutto grazie a una speciale collaborazione con l’associazione animalista Benicia-Vallejo. Ha anche una fellowship in Tanatologia grazie alla ADEC (Association for Death Education and Counseling) e detiene un certificato per la Gestione dello Stress in Situazioni Critiche emesso dalla International CISM Foundation. Attualmente, sta lavorando a un libro sulla NHFP e al primo manuale di hospice veterinario. Per ulteriori informazioni sulla NHFP, per individuare un veterinario che fornisca hospice nella vostra zona o per saperne di più sul Simposio Internazionale sull’Hospice Veterinario, visitate www.pethospice.org.

[1] Come evidenziato dalla serie documentari intitolata On our Own Terms: Dying in America realizzata da Bill Moyers per la PBS.

[2] Bittel Ella, Leaving this Life, in Rhythm with Nature, Holistic Horse, Integrative Therapies for Horse and Rider, Autunno 2007, numero 15. Lasciare questa vita al ritmo della natura Traduzione in italiano disponibile su questo sito.

[3] Dal 1996, i veterinari che forniscono hospice a domicilio come servizio collaterale hanno riferito che la percentuale complessiva della loro clientela stabile che richiede questa opzione è passata dal 10 al 30%. Quelli che sono specializzati nell’hospice o nell’assistenza geriatrica come servizio primario hanno riferito che la percentuale complessiva di clienti stabili che richiede questa opzione supera il 50%.

[4] Carmack BJ, When Companion Animals Die: Caring for Clients in their Time of Sorrow, Veterinary Medicine 1986; 81:311-314.

Traduzione di Elena Grassi

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