Come il mutato ruolo degli animali al nostro fianco sta influenzando il lavoro dei veterinari e l’approccio al fine-vita

Articolo di Barbara Saunders pubblicato da The Latham Letter, Autunno 2008

gatto e cane bianchi

Foto: JACLOU-DL

Nei giorni fra il 28 e il 30 marzo 2008, si è tenuto il primo Simposio Internazionale sull’Hospice per gli animali presso la Scuola di Medicina Veterinaria della California, a Davis. Organizzato dalla Nikki Hospice Foundation for Pets (NHFP) e dall’Assisi International Animal Istitute, il Simposio ha riunito medici veterinari, operatori dell’hospice in campo umano, counselor, animal communicator, uomini d’affari, artisti e molte diverse specie di semplici amanti degli animali.

Una cosa era chiara: sul piano sociale, i nostri animali da compagnia sono “arrivati”. Sono entrati nel cerchio intimo una volta riservato solamente ai membri umani della famiglia. Al di sotto di questo concetto chiaro, è in atto lo sforzo di muoversi attraverso alcune delle questioni più complesse – personali e sociali, tecniche e spirituali – che emergono attorno al tema della malattia e della morte di un compagno animale.

La Nikki Hospice Foundation for Pets è nata dall’esperienza di Kathryn Marocchino nel momento del declino del suo gatto Nikki. La dr.ssa Marocchino rimase sconvolta dal fatto che i veterinari che si occupavano del caso fossero stati in grado di offrire, a lei e a suo marito, solamente due opzioni: un trattamento aggressivo o l’eutanasia. Quale volontaria presso il servizio hospice del Kaiser Foundation Hospital, sapeva che esiste una strada migliore.

Di seguito alcune delle provocatorie questioni emerse durante il weekend:

Domanda n. 1: come sta cambiando il ruolo del veterinario in concomitanza con l’evoluzione della relazione tra gli uomini e i loro campagni animali?

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Da meccanico a pediatra

Fino a circa cinquant’anni fa, i veterinari si prendevano cura delle condizioni di animali da lavoro il cui status derivava dal loro valore monetario e dalla loro capacità di funzionare in qualità di equipaggiamento. Oggi, i veterinari per piccoli animali curano degli amici di famiglia che dormono nel letto dei loro famigliari.

Da difensore degli animali a counselor in un sistema famigliare multi-specie

La maggior parte dei veterinari è stata indottrinata a considerare l’eutanasia come l’unica risposta umana e compassionevole verso un animale che sta soffrendo sul piano medico, non esclusivamente in caso di malattia terminale, ma anche quando la qualità della vita o la dignità (per come la percepiamo noi umani) sono compromesse. Con l’avvento di strumenti per il controllo del dolore sempre più sofisticati e nuovi approcci al sostegno degli animali che presentano bisogni speciali o disabilità, molteplici livelli di valori, principi morali e preoccupazioni pratiche hanno fatto il loro ingresso nell’ambulatorio del veterinario.

Da figura di autorità a partner

La vecchia visione dei medici professionisti come figure di autorità è obsoleta. Pazienti assertivi svolgono ricerche in campo medico su internet e sfidano i propri dottori (che siano medici o veterinari). Alcuni pazienti si rivolgono a terapeuti alternativi (e non regolamentati) per ottenere consigli e cure di qualità molto variabile. I clienti si aspettano di ricevere assistenza nel digerire l’imput che ricevono da una varietà di persone che vanno dagli animal communicator fino ai fabbricanti di prodotti per animali, passando per i nutrizionisti.

Implicazioni per il benessere dei veterinari

I non-veterinari possono non aver mai preso in considerazione il fardello che la sofferenza animale e l’eutanasia rappresentano per i veterinari, persone che hanno dedicato la loro vita alla cura degli animali e che possono finire per porre fine alla vita di centinaia di animali nel corso di una carriera. I veterinari, così come i professionisti delle professioni mediche in campo umano, non hanno altra scelta che di erigere dei muri emozionali protettivi che li mettono in condizione di svolgere con calma il proprio servizio in sostegno di clienti e pazienti. La ferma convinzione che l’eutanasia sia spesso la scelta più compassionevole per un animale con una malattia terminale è stata uno di questi muri. Anche se sono sempre esistiti veterinari che fornivano una continuità di cure e soluzioni palliative, articolare e dare un nome all’hospice obbliga i veterinari a rivedere il proprio modo di relazionarsi con un argomento doloroso.

Domanda n. 2: Qual è la natura del legame uomo-animale?

Definizioni come “mamma/papà di un animale”, “compagno animale” e “custode” a parte, la comprensione di cosa gli animali significhino nella nostra vita da parte della psicologia si trova a uno stadio di rozza analogia. Gli animali da compagnia possono essere i nostri specchi e anche rappresentanti della “natura”. Gli animali da assistenza sono allo stesso tempo dipendenti da noi e si prendono cura di noi. Gli animali da lavoro sono sia agenti che strumenti. Da un punto di vista legale, gli animali sono delle proprietà, uno status che l’oncologa dr.ssa Alice Villalobos testardamente insiste utile a preservare la giusta autorità che i proprietari hanno in fatto di cure prestate all’animale. Allo stesso tempo, essi sono esseri viventi a pieno diritto, come sottolinea l’animal communicator Jeri Ryan.

Le teorie sull’attaccamento genitore-figlio fanno parte del curriculum psicologico fondamentale universitario. Gli studenti universitari studiano anche le teorie dell’attaccamento romantico. Il dr. Richard Timmins ha proposto la tesi che nessuno di questi due modelli sia adeguato al compito di descrivere il legame uomo-animale. Non esiste alcun modello.

Domanda n. 3: le idee diffuse su malattia, morte e morire nella nostra cultura, ci stanno rendendo un buon servizio?

Nel suo discorso di apertura, la dr.ssa Marocchino ha fatto un’affermazione che è tanto ovvia quando radicale: «La morte non è un evento medico». La formazione dei medici in ambito umano li ha immersi in una forma mentale che ha etichettato la morte come fallimento personale, e le strutture istituzionali hanno rafforzato tale prospettiva. Gli infermieri, assistenti sociali, educatori, sacerdoti, le persone morenti e i loro famigliari che hanno portato avanti per primi il movimento dell’hospice hanno asserito qualcosa di diverso.

La dr.ssa Ella Bittel, una veterinaria olistica formatasi in Germania, ci stimola a riflettere su come l’uso convenzionale dell’eutanasia sugli animali abbia favorito una sorta di fuga dalle nostre paure della mortalità o del processo di morte stesso. Ha condiviso la sua esperienza personale, per la quale, nonostante si fosse formata sia in campo convenzionale che nelle medicine alternative, si trovò senza strumenti nel momento della morte del suo amato cane Momo.

Cosa ci insegnano le relazioni con i nostri compagni animali su come vivere?

Alcune settimane dopo il Simposio ho parlato con il dr. Marc Bekoff, autore di numerosi libri sull’etica nelle relazioni uomo-animale e cofondatore (insieme a Jane Goodall) di Etologi per il Trattamento Etico degli Animali. Bekoff, che istruisce persone e animali a fornire assistenza negli hospice umani, non ha mai sentito parlare di hospice per gli animali, anche se lui stesso lo aveva già sperimentato.

Il consiglio di Bekoff: «[L’hospice dovrebbe essere] uguale a come viene fatto per gli esseri umani… [gli animali da compagnia sono] parte della famiglia… dobbiamo loro il trattamento migliore che possiamo dare. Non possiamo farci influenzare dai soldi o dal tempo.»

«Usate il vostro buon senso», aggiunge. «Non abbandonateli in un momento della vita in cui hanno veramente bisogno di voi.»

Il Malamute del dr. Bekoff, Inuk, da anziano riceveva yogurt, dolcetti e gelato. Il suo Jethro usufruì di agopuntura e massaggi negli ultimi mesi di vita. Le lezioni di amore e fiducia che Bekoff ha ricevuto nel prendersi cura dei suoi cani lo hanno aiutato quando ha sperimentato la morte dei propri genitori. Alla fine dei conti, noi animali ci troviamo tutti nella medesima condizione.

«In qualche modo – ha detto – siamo tutti in hospice.»

Barbara Saunders scrive per Pets Unlimited di San Francisco.

Traduzione di Elena Grassi.

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